Diamo i numeri
Anche il fumare, come altre abitudini dannose per la salute, è il risultato di scelte individuali che sono spesso influenzate da fattori sociali e culturali.
L’abitudine al fumo è generalmente più diffusa tra le persone con diploma di scuola media inferiore o superiore e con difficoltà economiche. Anzi, a fronte della riduzione complessiva verificatasi a partire dagli anni Ottanta, nel tempo si è ampliato il divario tra classi sociali, con una prevalenza più elevata nelle categorie più svantaggiate dovuta probabilmente all’effetto combinato di una maggiore propensione a iniziare a fumare e una minore a smettere.
Mentre la prevalenza dei fumatori maschi sembra aver raggiunto il picco, quella delle fumatrici è ancora in crescita. In particolare le donne giovani, pur fumando meno in senso relativo rispetto agli uomini, rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile in quanto prese di mira dalla pubblicità dell’industria del tabacco.
In Italia
Secondo i dati riferiti dal ministero della Salute, si stima che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70 mila alle 83 mila morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età.
Nel nostro Paese, secondo i risultati dell’indagine Doxa (pdf 900 kb), condotta nella primavera 2010 per conto dell’Istituto superiore di sanità con 3020 interviste in 149 Comuni di tutte le Regioni italiane, sono 11,1 milioni i fumatori adulti al di sopra dei 15 anni di età, di cui 5,9 milioni sono uomini e 5,2 milioni sono donne. Tra questi, circa la metà fuma più di 14 sigarette al giorno. Inoltre, è sempre più precoce l’età di inizio: più della metà degli attuali fumatori italiani ha iniziato prima dei 18 anni (il 17,8% prima dei 15 anni, il 37,7% tra i 15 e i 17 anni). In questa fase della vita è determinante (60% dei casi) l’influenza di amici e compagni di scuola per iniziare all’abitudine.
Secondo i dati 2010 del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia), su un campione di 36.279 adulti di età compresa tra 18 e 69 anni, il 28% degli intervistati si dichiara fumatore, il 18% ex fumatore e il 53% non fumatore. Passi adotta le definizioni raccomandate dall’Oms di fumatore (“persona che ha fumato più di 100 sigarette nella sua vita”), ex fumatore, fumatore in astensione (“persona che ha fumato più di 100 sigarette nella sua vita, ha smesso e non fuma da meno di 6 mesi”).
Il numero dichiarato di sigarette fumate in media al giorno è 13. Il 7% dei fumatori dichiara di fumare più di 20 sigarette al giorno (“forti fumatori”). Tra le donne: la prevalenza è più bassa (23% vs 34%), anche se il dato non è omogeneo sul territorio, sono minori il consumo medio di sigarette (11 vs 15 al giorno) e il forte consumo (solo il 2% consuma più di 20 sigarette al giorno rispetto al 11% degli uomini).
Chi cerca di smettere Il 27,1% dei fumatori intervistati per l’indagine Doxa 2010 (pdf 900 kb) ha riferito di aver fatto almeno un tentativo di smettere senza nessun tipo di supporto (85% dei casi) e con risultati per lo più negativi. La grande maggioranza non ha fumato solo per qualche giorno (25%), qualche settimana (11,9%) o qualche mese (32,9%). Le motivazioni prevalenti al tentativo di cessazione sono generici motivi di salute (39,8%) e la consapevolezza dei danni provocati (32,5%).
Anche i dati del sistema di sorveglianza Passi indicano che nel corso del 2010 una quota significativa di fumatori, pari al 40%, ha tentato di smettere e nella pressoché totalità dei casi (94%) ha effettuato il tentativo senza aiuto. In linea con le ricerche sull’argomento, che concordano sul fatto che pochi riescono a raggiungere un’astinenza duratura, tra quelli che hanno tentato di smettere, soltanto l’8% ha raggiunto un’astensione per un periodo superiore ai 6 mesi. Tra i fumatori, inoltre, nell’ultimo anno il 52% ha ricevuto il consiglio da parte di un medico o un operatore sanitario di smettere.
Tra le donne fumatrici in età fertile circa il 62% smette spontaneamente di fumare una volta iniziata la gravidanza, il 30% riduce il consumo mentre un 8% continua a fumare. Circa il 25% delle donne che ha smesso spontaneamente di fumare all’inizio della gravidanza ricomincia prima del parto.
In Europa
Secondo l’Oms Europa, la prevalenza dei fumatori all’interno della Regione si stima intorno al 28,6% con una grande differenza di genere: 40% tra gli uomini e 18,2% tra le donne. Emerge inoltre che, in media, il 24% dei giovani di 15 anni fuma ogni settimana.
Per inquadrare la situazione italiana nel contesto europeo, è utile fare riferimento a dati della Comunità europea pubblicati nel 2009 su Eurobarometro (pdf 2,5 Mb). Tre cittadini europei su dieci, sopra i 15 anni di età, fumano: il 26% quotidianamente, il 5% occasionalmente, il 22% ha smesso di fumare e la metà circa dichiara di non avere mai fumato. I Paesi europei con più fumatori sono Grecia (42%), Bulgaria (39%), Lettonia (37%). Quelli con meno: Slovenia (17%) Svezia (18%) e Finlandia (19%). L’Italia, dove si conferma una prevalenza del 29%, si colloca in una posizione intermedia.
Nel mondo
Il fumo di tabacco è uno dei più gravi problemi di salute pubblica al mondo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le persone che muoiono ogni anno per malattie correlate al fumo sono 5,4 milioni (1,6 milioni solo nella Regione europea Oms), ma in assenza di drastiche misure di controllo le cifre sono destinate a salire ulteriormente, con più di 8 milioni di morti previsti per il 2030, di cui l’80% nei Paesi economicamente avanzati. In altri termini, il fumo è implicato in uno ogni dieci decessi in età adulta, manifestando i suoi danni in un lungo intervallo di tempo, data la latenza tra l’inizio dell’abitudine e l’insorgenza della malattia provocata.